Senso degli Aperitivi Filosofici

 

 

CHE COSA SONO 

 

GLI APERITIVI FILOSOFICI? 

 

 

Al Direttivo di Filosofia sui Navigli.

 

Carissimi amici, questa mail molto informale è per ‘uso interno’, cioè per ripetere e semmai chiarire meglio il senso dell’iniziativa di cui vi parlavo ieri sera durante la nostra cena.

 

Dunque, la chiave sta proprio nella formula: “Aperitivo filosofico”.

E questo implica l’ora: dalle 19.00 alle 20.30 (con proseguo per tutta la serata) e la qualità conviviale dell’idea.

 

La scelta dell’orario ha un senso preciso. Erika mi chiedeva del ‘target’ a cui si rivolge questo progetto. E’ un target nuovo: a quell’ora le normali famiglie stanno per andare a cena e cinquant’anni fa non sarebbe stato neppure proponibile un incontro di questo tipo. Ma oggi a Milano ci sono circa 600.000 persone che per un motivo o per l’altro non sono vincolate a questo momento rituale insieme alla famiglia. E che quando hanno terminato di lavorare non hanno già programmato che cosa fare, e spesso tornano a casa solo per mancanza di alternative interessanti e praticabili. A questo ‘bacino di utenza’ è stato proposto di tutto a fini commerciali, ma non l’occasione di momenti di incontro culturale amichevole, con l’opportunità di passare del tempo in modo intellettualmente stimolante ma leggero, socievole e gratuito.

 

Non è vero che la gente non abbia voglia di ragionare, di riflettere e di interessarsi sul piano culturale: la amplissima e inaspettata adesione ad alcune iniziative aperte al pubblico degli ultimi anni dimostra proprio il contrario: è che mancano ancora le occasioni, i luoghi e soprattutto le abitudini collettive che possano rendere culturalmente vivace la vita  in comune in questa città.

 

Finora le proposte culturali e sociali sono state del tutto separate: o si va al bar e si parla di scemenze o si va a una conferenza culturale seria e non si chiacchiera: campi del tutto scissi! Il senso della mia proposta sta esattamente nel mettere insieme i due bisogni: sia di rapporti sociali che di cultura: sia incontrarsi che ragionare.

I caffè filosofici francesi sono andati in questa direzione e hanno avuto un grande successo, ma da noi quella modalità secondo me è difficilmente praticabile. Erano anni che ci pensavo e non trovavo il ‘come’ perchè se metti insieme un gruppo di italiani a discutere su un tema libero deciso al momento viene fuori una cagnara: si scivola subito sullo schieramento simil-politico e ci si accapiglia. ‘Siamo popolo di guelfi e ghibellini’!

 

E allora come fare a unire il sociale e il culturale? Per esempio ‘immergendo’ una conferenza culturale in un contesto che non obblighi a disperdersi subito dopo! Un luogo che permetta di continuare a parlare e a confrontarsi quando la conferenza è finita e che volendo permetta anche di stringere rapporti sociali. Quante volte a Filosofia sui Navigli l’argomento della conferenza era così interessante che saremmo andati avanti a parlarne per ore? Oppure ci sarebbe piaciuto stringere amicizia con qualcuno del gruppo, ma vederci al di fuori era troppo impegnativo? E infatti ci attardiamo sempre davanti al Brelin a parlare a capannelli: ma solo per dieci minuti e solo se non piove!

 

Non esiste da nessuna parte un ‘fluire’ sciolto tra il momento culturale e quello sociale, anche perché gli ambienti stessi in cui ‘si fa cultura’ non favoriscono le relazioni. E viceversa. Alle conferenze non si chiacchiera e nelle situazioni mondane è quasi impossibile fare un discorso con un minimo di spessore. Nei locali pubblici non sta neanche bene ‘parlar di cose serie’ e poi non si riuscirebbe comunque a sentirsi per il livello della musica…

 

Questa spaccatura tra sociale e culturale fa sì che Milano sia una città inospitale, dove è difficile instaurare relazioni non banali e dove sono evidenti sia i problemi di isolamento che quelli di appiattimento culturale. L’iniziativa degli Aperitivi filosofici vorrebbe proprio offrire alla città un’occasione per rapportarsi in modo novo: un progetto ambizioso ma se non si comincia neppure non si arriva da nessuna parte.

 

Che cosa vuole essere allora questo aperitivo filosofico?

 

Un momento di incontro certamente, ma sulla base e con il ‘collante’ dell’ascoltare discorsi intelligenti che offrano spunti di riflessione su cui scambiarsi opinioni.

‘Aperitivo’ perché intende ‘stuzzicare l’appetito intellettuale’, trattando i temi in un modo introduttivo che stimoli ‘la fame di saperne di più’.

‘Filosofico’, non perché gli argomenti toccati riguardino esclusivamente questa disciplina, ma piuttosto perché ‘mette in atto la filosofia’ come attitudine a far funzionare il cervello.

 

E certo uno può anche prendere davvero l’aperitivo! e poi fermarsi a cena insieme agli altri per discutere il tema proposto e conoscersi meglio.

 

A chi si rivolge questo progetto? In pratica a una amplissima fascia di professionisti di vario tipo, mediamente colti ma non necessariamente formati in campo filosofico, che quando finiscono di lavorare non hanno urgenza di correre a casa, e che amerebbero fermarsi in un locale piacevole, ascoltare un discorso interessante e discuterne più approfonditamente, e anche scambiar due chiacchiere con dei nuovi amici.

 

Il punto sarà soprattutto che ‘si sparga la voce’: che si sappia in giro che esiste un luogo dove si può andare senza averlo programmato in anticipo, dove c’è un relatore che parla di un argomento interessante in modo ‘accessibile’, dove si incontrano facce conosciute e anche facce nuove, dove si scambiano opinioni, dove ci si sente a proprio agio anche se ci si va da soli … Un posto dove volendo si può anche portare a cena la moglie o un amico, e se prima ascolta la conferenza si può stare tranquilli che non ne morirà di noia! Credo che molto dipenderà da quanto ognuno di noi singolarmente attiva i canali di comunicazione di cui dispone in modo molto informale, semplicemente parlandone quando capita l’occasione.

 

Personalmente credo molto in questa idea, proprio come concetto e come motivazioni: l’entusiasmo è l’ingrediente necessario e direi quasi unico quando si fanno cose in spirito di assoluta gratuità. L’entusiasmo e il piacere: stiamo organizzando una iniziativa che deve essere soprattutto piacevole: piacevole per chi partecipa e piacevole per chi tiene la conferenza, e piacevole pure per me che la organizzo, altrimenti non ho alcun motivo di farlo.

 

Passiamo a qualche dato tecnico.

 

Il locale è molto bello. Ovvio: è un ingrediente fondamentale di questo progetto. E’ tenuto dal padrone stesso e il cibo toscano che prepara è squisito: ci farà trovare le bruschette calde sui tavoli e una accoglienza degna dei relatori che invitiamo. Si chiama “Mangiarini Toscani” in Viale Pasubio 8.

Ci propone gli aperitivi a 3 euro e per cenare volendo si può approfittare dell’offeta-cena che ci mette a disposizione per 10 euro.

Ma anche scegliendo alla carta ci sono delizie di ogni tipo a prezzi ragionevolissimi. Non male no? Il cibo è davvero squisito.

E la zona è facilmente raggiungibile con ogni mezzo e anche questo è importante a Milano! ci si arriva comodamente con la metropolitana ( MM linea verde, fermata Garibaldi) e con parecchi mezzi pubblici. Si trova pure posto per la macchina senza impazzire: vicino ci sono i grandi parcheggi di Corso Como. Il fatto che sia sotto casa mia, diciamolo, fa parte integrante della realizzabilità dell’idea : io non potrei mai propormi come organizzatrice se fosse da un’altra parte della città, solo così mi è pensabile prendermi l’impegno di partecipare tutti i lunedì sera, di accogliere i relatori e se occorre pure di sostituire di persona le eventuali assenze improvvise.

 

Veniamo ai relatori e ai temi trattati. I relatori: occorrono persone che sappiano dare una esposizione vivace al loro argomento. Abbiamo dovuto escludere una modalità tutta ‘interattiva’ perché non è gestibile da chi non è già familiare e preparato in questo tipo di conduzione. In pratica si tratta di una breve conferenza con spazio per qualche domanda. Rispetto a Filosofia sui Navigli non si può dare così per scontata la preparazione filosofica dell’uditorio: potremmo dire che questa iniziativa è più un ‘arare il campo e seminare’, è mostrare un modo filosofico di affrontare gli argomenti a un pubblico più vasto, è davvero uno ‘stimolare l’appetito’ al buon pensare! 

Giuliano Della Pergola mi ha suggerito di aggiungere anche una nuova chiave: invitare dei personaggi che abbiano fatto qualcosa di molto significativo in vita loro, a parlare di: “La mia esperienza di…. cantautore, scrittore, oncologo….” quello che sia. La trovo un’idea ottima: amplia moltissimo il campo delle possibilità e credo sia interessante ascoltare dei ‘racconti dal di dentro’, che certamente spezzano molti cliché e suscitano riflessioni. In questo modo possiamo invitare anche esponenti di diversi ambiti professionali e personaggi significativi in vari settori.

 

I temi: possiamo affrontare temi molto vari, ciò che li contraddistingue è il ‘taglio’ non l’argomento. Tra gli argomenti che possiamo proporre ci sono tutti i temi della filosofia, purché trattati in modo introduttivo, per spunti e angoli di visuale; i temi riguardanti vari campi della cultura in generale: arte, storia, sociologia etc. e i temi della scienza come forma di pensiero. Il settore: “La mia esperienza di…. ” può includere qualunque campo professionale, lì più che il campo conta la qualità del personaggio: occorre che abbia davvero qualcosa di significativo da raccontare e che lo esponga come spunto di riflessione e non come opera di auto-incensamento.

 

Ciò che escluderei assolutamente sono gli argomenti di politica e i ‘temi scottanti’ d’attualità. Questo per un motivo molto preciso: su questi temi tutti hanno la loro posizione e tutti vogliono sostenerla, difenderla e farla vincere. Basta vedere i dibattiti televisivi per notare come lo stile a cui siamo abituati sia sempre più quello in cui ognuno sostiene la propria posizione, cercando letteralmente di ‘parlare più forte’ dell’altro. C’è una disabitudine totale all’ascolto reciproco. Chi ascolta è solo il pubblico, che intanto fa il tifo per una posizione o per l’altra: infatti si tratta soprattutto di esibizioni intese a raccogliere consensi e voti.

Credo invece che sia estremamente importante e anche urgente proporre un diverso modo di ascoltare, volto a riflettere, ad assimilare e integrare idee diverse, a rivedere e allargare le proprie posizioni, e non perché costretti dall’incalzare dell’avversario ma per vera apertura intellettuale.

 

Filosofia’ per me è anche mantenersi aperti al possibile e al dubbio, al ripensamento e al cambiamento. Uscendo dal maledetto vizio di identificarsi subito e di schierarsi.

 

Ho davvero sviluppato una allergia alle ‘attitudini intellettuali da stadio’ e voglio evitare che questi Aperitivi Filosofici si tramutino in dibattiti simil-televisivi, altrimenti per quanto mi riguarda non mi interessa minimamente organizzarli.

 

Adesso la smetto altrimenti questa e-mail diventa chilometrica.

 

Un’ultima cosa importante: ciò che fin da subito ho apprezzato moltissimo a Filosofia sui Navigli è il tipo di ‘atmosfera’, c’è sempre un clima molto ben disposto, in cui i relatori si sentono a proprio agio e gli uditori non si pongono in modo polemico o aggressivo. C’è davvero una buona attitudine e molto rispetto reciproco.

Questa sì è la cosa che intendo assolutamente mutuare. Ed è quella a cui tengo di più. 

 

Un salutone a tutti con sincero affetto

 

Paola

Paola Santagostino   sito www.pensieroecorpo.it

 

 

 

One Response to Senso degli Aperitivi Filosofici

  1. franco lucio colzani ha detto:

    Grazie per questa presentazione: aperitivo semplice e gustoso…..lascia in bocca il piacevole gusto della sorpresa e l’incerto desiderio di una cena. Esiste gia’ un calendario ? cordialmente Franco Lucio

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